Movie Thumb

Sherlock jr – La palla n.13 (10/12)

14 Novembre , 2022

0.0
0 Reviews

----

Prossimamente 3

---

Movie Story

per la rassegna BEST OF BUSTER in collaborazione con Cineteca di Bologna

sabato 10 dicembre ore 16.20

(La palla n° 13, USA/1924)

Regia: Buster Keaton. Sceneggiatura: Jean Havez, Joseph Mitchell, Clyde Bruckman. Fotografia: Elgin Lessley, Byron Houck. Scenografia: Fred Gabourie. Interpreti: Buster Keaton (il proiezionista / Sherlock Jr.), Kathryn McGuire (la ragazza), Joe Keaton (il padre della ragazza / uomo sullo schermo), Erwin Connelly (il tuttofare / il maggiordomo), Ward Crane (il ladro). Produzione: Joseph M. Schenck per Buster Keaton Production. Durata: 45’
Restaurato nel 2015 da Cineteca di Bologna e Cohen Film Colletion presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata

Uno dei film più incredibili di Keaton, nel quale il geniale comico dall’espressione impassibile è un proiezionista aspirante detective che sogna di entrare e uscire dallo schermo cinematografico in un susseguirsi di gag surreali e irresistibili.

Sherlock Jr. segna l’inizio di un acceso dibattito, che continua ancora oggi, sul carattere surrealista dei film di Buster Keaton, al quale hanno preso parte registi, filosofi e drammaturghi. Nel 1924, anno di uscita del film, René Clair scrisse che per il “pubblico surrealista” Sherlock Jr. rappresentava un modello paragonabile a ciò che per il teatro aveva rappresentato Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello. L’uso che Keaton faceva del sogno e dei raccordi – di cui andò sempre molto fiero – fu definito rivoluzionario da Antonin Artaud e Robert Aron, che nel suo saggio del 1929 intitolato Films de révolte sottolineò come il surrealismo di Keaton fosse “superiore” a quello di Man Ray e di Luis Buñuel, poiché Keaton era riuscito a conquistare la libertà espressiva rispettando le regole del cinema narrativo. Lo stesso Buñuel, che dagli inizi del 1930 programmò i film di Keaton al Cineclub Español di Madrid, ne ammirava in particolare l’assenza di sentimentalismo, la capacità di trasformare gli oggetti e l’uso del sogno. […]
Ovviamente nelle interviste Keaton si diceva interessato “solo a far ridere”, ma – come osserva Walter Kerr – questo non lo rende un teorico del cinema meno brillante, soprattutto in Sherlock Jr.: “nel suo vertiginoso film-dentro-un-film illustra i principi della continuità e del montaggio in maniera più vivida e precisa di quanto siano mai riusciti a fare i teorici del cinema. Ma l’analisi non sta nella testa di Keaton. Sta nel film, è al film che lavorava, e la teoria prendeva forma dal corpo, dalla macchina da presa, dalle dita, da un paio di forbici”.
(Cecilia Cenciarelli)

Mi è piaciuto girare Sherlock Jr. È un film molto adatto a me. È stato forse il più difficile per via di tutti quei trucchi e degli effetti speciali che ci hanno richiesto davvero molto tempo. Il film partiva tutto da lì: un proiezionista di un cinema si addormenta, mescolando le sue vicende a quelle dei personaggi sul grande schermo. Il mio compito consisteva nel trasformare i personaggi del film sullo schermo con quelli della mia storia, così avevo una trama. Ora, far funzionare il tutto era un altro paio di maniche. Ma dopo l’uscita di Sherlock Jr., ogni cameraman impiegato a Hollywood passò serate intere per cercare di capire come avessimo realizzato quelle scene. Credo che il motivo per cui decidemmo di andare avanti con la storia è che avevo a disposizione il miglior cameraman in circolazione, Elgin Lessley. Elaborammo insieme i numeri, alcuni venivano dall’epoca del vaudeville. Di solito preferisco i ‘trucchi veri’ agli effetti speciali, ma ne ho imparati tanti negli anni e per Sherlock Jr. immaginai delle gag che ne utilizzassero il più possibile. Spiegai al tecnico che avrebbe realizzato le scenografie cosa costruire e cosa avevo intenzione di fare. Quando mise tutto assieme tornò da me e mi disse: “Non puoi raccontare una storia così, è piena di trucchi, di gag impossibili, di magie degne del mago Houdini… devi far accadere tutto in un sogno”.
(Buster Keaton intervistato da Christopher Bishop, 1958)